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La Cina è Vicina

La Cina è vicina

Vendere un prodotto, vendere un servizio, è un’attività che consideriamo normale, quotidiana. Così come spontaneo e naturale è comprare un prodotto, per consumarlo, o un servizio.

Non è così. Noi acquistiamo un prodotto o un servizio, per due soli motivi: per bisogno o per piacere. Pensiamoci bene, facciamo mente locale mentre davanti ad un banco della gastronomia, guardiamo un prodotto. O davanti alla vetrina di una agenzia di viaggi, vediamo le locandine dei viaggi proposti. O siamo in un negozio di abbigliamento, e dobbiamo vestirci. Mangiare, spostarci, coprirci, sono necessità. Gustare, vedere luoghi nuovi, abbigliarci elegantemente, sono piaceri.

Esiste un luogo, sul pianeta Terra, dove tutto ciò è ancora legato all’acquisto per bisogno, e che per 360 milioni di persone adulte si sta trasformando in piacere. È la così detta classe media (la borghesia del nostro vecchio capitalismo) cinese; alla quale il sistema agroalimentare soprattutto europeo sta osservando e studiando, e che con fatica sta cercando di “insegnare” il piacere rispetto al semplice bisogno. La GDO francese, da sempre abituata ad espandersi, cerca la giusta dimensione. L’Italia no. Non ha gruppi di respiro mondiale, non ha capacità di investimento globale nell’industria alimentare, tolti al massimo cinque nomi.

Avere due negozi o tre fuori dall’Italia, non significa presenza mondiale.

Potremmo avere un patrimonio molto forte da esportare: la competenza. Noi sappiamo fare bene, sappiamo elaborare gli ingredienti per fare un prodotto eccezionale; pasta, sugo, formaggio o vino, olio o aceto, tessuto e filo. Sappiamo insegnare come fare, perché il metodo che si utilizziamo per fare è autenticato dalla bravura di chi oggi ha appreso dai maestri…

La speranza, nell’agroalimentare, è che Slow Food smetta di essere il consulente di Eataly, e che soprattutto in Cina persegua il progetto di difendere la biodiversità alimentare e l’educazione al gusto. Dal 2015, cerca di dare strumenti ai cinesi per migliorare la filiera alimentare, che attualmente patisce i pochi controlli qualitativi, l’inquinamento e lo sviluppo urbano. Costruire una rinnovata agricoltura, facendo aumentare la domanda di alimenti sicuri e di qualità cinesi. Poi, potremo vendere le nostre eccellenze, ad un mercato che saprà apprezzarle. E le venderemo noi italiani, perché siamo bravi a mettere il miglior prodotto in rete.

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